MANDARINA DUCK: UN VIAGGIO ITALIANO DAL 1977

Always on the move

Mandarina Duck nasce a Bologna nel 1977 da Paolo Trento e Pietro Mannato con un’idea semplice e rivoluzionaria: trasformare la borsa in un oggetto intelligente, funzionale, leggero e colorato.

In un mercato della pelletteria dominato da codici tradizionali, materiali classici e cromie convenzionali, Mandarina Duck introduce una visione nuova: borse e valigie pensate non come semplici contenitori, ma come strumenti di libertà quotidiana.
Oggetti tecnici, leggeri, resistenti, colorati, capaci di accompagnare una generazione urbana, curiosa, dinamica.

A story in motion

Nel tempo questa energia si espande: dal prodotto alla comunicazione, dal viaggio al retail, dall’arte alla tecnologia, dalla città agli archivi. La borsa non è mai solo una borsa: è un oggetto funzionale che diventa linguaggio. Da allora, ogni collezione, ogni campagna, ogni spazio retail racconta lo stesso istinto: muoversi in modo diverso. Attraversare città, aeroporti, uffici, viaggi, cambiamenti culturali e nuovi stili di vita con oggetti pensati per durare, adattarsi e sorprendere interpretando i cambiamenti del vivere contemporaneo e trasformandolo in oggetti pensati per muoversi, viaggiare, durare.

Il nome del brand si ispira all’anatra mandarina: un animale migratore, colorato, resistente all’acqua e fedele compagno di viaggio.
Una metafora perfetta per un marchio che fin dal primo giorno sceglie di raccontare movimento, colore, funzionalità e desiderio di scoperta.

Questa è la storia di Mandarina Duck. Una storia fatta di movimento, colore, ironia, funzione e immaginazione.

1977 - La nascita di Utility e la rivoluzione del colore

Nasce Utility e il mondo della pelletteria cambia direzione.

Pratica, disinvolta e informale, Utility rompe con l’idea tradizionale di borsa. In un mercato dominato da prodotti classici, formali e quasi monocromatici, Mandarina Duck introduce una nuova grammatica: materiali tecnici, leggerezza, resistenza, idrorepellenza e una gamma di colori immediatamente riconoscibile.

Il materiale gommato, inconfondibile al tatto, diventa uno dei primi segni distintivi del brand. La borsa non è più solo un accessorioelegante, ma un oggetto utile, quotidiano, dinamico. Può accompagnare il lavoro, il tempo libero, la scuola, il viaggio, la città.

Con Utility, Mandarina Duck cambia prospettiva: la borsa non è più solo un accessorio, ma un oggetto dinamico, personale e quotidiano. Uno strumento pensato per muoversi insieme a chi lo indossa, adattarsi ai contesti e raccontare un’idea di libertà, funzionalità e scoperta.

Utility diventa così il primo manifesto del brand e apre la strada alle
intuizioni che definiranno l’identità di Mandarina Duck negli anni successivi.

1979 - Borse imbattibili

Le prime campagne raccontano Mandarina Duck con un linguaggio diretto, ironico e memorabile. Le borse diventano “imbattibili”: resistenti, morbide, leggere, pronte a tutto.

In un archivio dominato da headline forti e immagini illustrate, la borsa
viene raccontata come una piccola invenzione intelligente. È un oggetto che sa essere comodo, pratico, quotidiano, ma anche sorprendente.

Nascono messaggi come:

“Mandarina è comoda.”
“Mandarina è forte.”
“Mandarina è con te, ogni giorno.”

Il prodotto non viene mai raccontato solo per ciò che contiene, ma per ciò che permette di fare: attraversare la città, prendere un aereo, affrontare l’imprevisto, portare con sé il proprio mondo.

1981 - Tank: laprotezione diventa design

All’inizio degli anni Ottanta, Mandarina Duck continua a interrogarsi su una domanda molto concreta: come può una borsa essere più resistente, più pratica, più vicina alla vita reale?

La risposta è Tank.

Il nome evoca la solidità di un carro armato, ma il prodotto traduce questa forza in una forma nuova: semirigida, protettiva, funzionale, meno convenzionale. I profili in gomma proteggono il prodotto dagli urti, mentre la zigrinatura diventa un segno estetico forte, quasi architettonico.

Mandarina Duck dimostra così che la funzionalità può avere carattere. E che anche la resistenza può diventare design.

Tank unisce robustezza e morbidezza, tecnica e stile, protezione e colore. È una linea pensata per muoversi senza paura, per accompagnare il viaggio, il lavoro e la vita quotidiana con la sicurezza di un oggetto costruito per durare.

1984 - Una mongolfiera sopra Bologna

A metà degli anni Ottanta, Mandarina Duck porta il proprio immaginario fuori dalla pagina pubblicitaria e lo trasforma in evento.

Nel 1984 una mongolfiera Mandarina Duck sorvola Bologna e diventa un episodio urbano, spettacolare e popolare. Gli articoli dell’epocaraccontano il volo sopra Piazza Maggiore e l’entusiasmo del pubblico, in particolare dei bambini: il viaggio, da tema di comunicazione, diventa esperienza condivisa.

È un passaggio importante. Il brand non comunica più solo attraverso il prodotto o la campagna stampa, ma entra nello spazio pubblico. La città diventa palcoscenico, il logo si muove nel cielo, l’immaginario Mandarina Duck prende forma in modo fisico e memorabile.

La mongolfiera diventa così il simbolo perfetto dello spirito del marchio in quegli anni: curioso, colorato, leggero, libero e fuori formato. Mentre il mondo parla di performance e velocità, Mandarina Duck sceglie un modo di viaggiare più poetico e sorprendente.

Perché per Mandarina Duck il viaggio non è mai stato soltanto una destinazione, ma un modo diverso di muoversi e guardare il mondo.

1984 - Sistema. Mostrare quello che gli altri nascondono

Con Sistema, Mandarina Duck inaugura una nuova intuizione: rendere visibile la struttura.

In una borsa, normalmente, ciò che sostiene, organizza e protegge resta nascosto. Sistema fa l’opposto. Elementi funzionali, dettagli tecnici, spirali d’acciaio e tubi trasparenti diventano parte dell’estetica del prodotto.

È una scelta audace, quasi provocatoria. La funzione non viene mascherata: viene dichiarata. La costruzione diventa linguaggio. Il prodotto mostra la propria intelligenza e trasforma l’accessorio in un oggetto da osservare, oltre che da usare. Sistema racconta una delle anime più forti di Mandarina Duck: la capacità di trasformare la tecnica in immaginario.

1985 - “Prego, niente check-in”

Negli anni Ottanta, Mandarina Duck rafforza il proprio legame con il mondo dell’aviazione e della mobilità internazionale. Nei materiali d’archivio legati all’esperienza Pan Am, il viaggio in aereo diventa il contesto ideale per raccontare una nuova generazione di borse: leggere, pratiche, organizzate, pensate per semplificare ogni spostamento. Il tono è ironico, illustrato, quasi cinematografico e perfettamente coerente con lo spirito del brand: borse gigantesche, personaggi miniaturizzati, check-in trasformati in scene teatrali, mongolfiere che atterrano nelle piazze. Il linguaggio è diretto, ironico e perfettamente coerente con lo spirito del brand. Mandarina Duck non promette solo un accessorio, ma un modo più intelligente di viaggiare: più fluido, più funzionale, meno complicato.

Le headline dell’epoca lo raccontano con immediatezza:

“Mandarina non ti farà mai perdere un viaggio.”

“Anzi, ti faciliterà le procedure della partenza.”

Tra check-in, aeroporti, partenze e città lontane, il prodotto entra così in un immaginario internazionale e moderno. La borsa diventa compagna di viaggio, alleata del movimento, strumento quotidiano per chi attraversa il mondo con praticità e leggerezza.

1987 - Alphaduck. Il business perde rigidità

Nel 1987 nasce Alphaduck, la linea business di Mandarina Duck.

Il mondo del lavoro sta cambiando. Le persone viaggiano di più, si spostano tra città, uffici e aeroporti, cercano oggetti capaci di essere eleganti senza diventare rigidi. Alphaduck risponde a questa trasformazione con un design essenziale, compatto e sofisticato.

Le linee si puliscono. I dettagli si riducono. La praticità del sintetico incontra l’eleganza della pelle. E, quasi come una firma nascosta, compare la piccola anatra in metallo: un dettaglio discreto, ironico, capace di alleggerire la serietà della borsa da lavoro.

Con Alphaduck, Mandarina Duck porta il proprio linguaggio anche nel business: funzionale, preciso, ma mai prevedibile.

1988 - Hera: l’eleganza trova un nuovo equilibrio

Nel 1988 Mandarina Duck introduce Hera, la prima linea in pelle del brand, pensata per interpretare l’eleganza in modo contemporaneo e senza tempo.

Le linee sono classiche e rigorose, ma alleggerite dallo sguardo funzionale e innovativo di Mandarina Duck. La chiusura in acciaio satinato diventa il dettaglio distintivo della collezione, mentre il manico a scatto si integra nella forma fino quasi a scomparire quando non viene utilizzato.

Con Hera, Mandarina Duck dimostra che anche la pelle può uscire dai codici più tradizionali e diventare essenziale, pratica e naturalmente contemporanea.

1989 - Nudes: il prodotto al centro della scena

Alla fine degli anni Ottanta, Mandarina Duck spinge ancora oltre il proprio linguaggio visivo con una campagna provocatoria, essenziale e di forte impatto.

In Nudes, il corpo entra nell’immagine, ma non ne diventa mai l’unico protagonista. Le borse coprono, definiscono e costruiscono la composizione, trasformandosi nel vero punto focale della campagna. Il corpo maschile e quello femminile vengono trattati con lo stesso sguardo: non come elemento decorativo, ma come superficie narrativa, capace di dare misura, forza ed equilibrio al prodotto.

La provocazione resta sempre controllata da una profonda eleganza. I colori saturi, i contrasti decisi e le composizioni pulite mettono in risalto le forme delle borse e della pelletteria, confermando l’attitudine del brand a usare l’immagine come spazio di sperimentazione.

Con Nudes, Mandarina Duck non si limita a mostrare una collezione. Costruisce un punto di vista: audace, contemporaneo e profondamente riconoscibile.

1990 - MD20. Le molteplici forme della libertà

Inizia il conto alla rovescia per il 2000 e Mandarina Duck inventa MD20, la linea camaleontica che interpreta un nuovo trend: il desiderio di trasformarsi continuamente, liberi da condizionamenti, da schemi e da modelli imposti. MD20 si adatta ad ogni stile di vita con l’originale versatilità dei modelli e sottolinea la sua vocazione trasformista con lo straordinario effetto cangiante del tessuto. Non solo, MD20 abbina il gusto per lo spazio intelligente alla ricerca della perfezione in ogni dettaglio, come le leggerissime maniglie ancora oggi riproposte su alcune delle nuove modellerie.
Oggi la linea più iconica del brand, MD20 segna il passaggio tra presente e futuro. I grandi classici, i prodotti più amati, vengono oggi proposti in nuove combinazioni, design e colorazioni, esaltandone qualità di stile e versatilità.
Anche i pattern diventano protagonisti nelle ultime collezioni, in cui linee geometriche si intrecciano per dare vita ad un motivo giocoso ed originale, in pieno stile Mandarina Duck.

1994 - Formula 1. Design a tutta velocità

Nel 1994 Mandarina Duck entra nel mondo della Formula 1 come sponsor della scuderia Footwork Arrows, con riferimenti al World Championship F.1 e a Gianni Morbidelli.

È l’incontro tra due universi fondati su movimento, tecnologia e performance. Da una parte la velocità estrema della pista; dall’altra la
ricerca di materiali, forme e soluzioni funzionali che da sempre definisce il brand.

La Formula 1 diventa un nuovo spazio di espressione per Mandarina Duck.
Un luogo internazionale, competitivo, tecnico, in cui portare il proprio
linguaggio visivo e la propria idea di design.

Non solo viaggio. Anche accelerazione. Non solo funzione. Anche
performance.

1995 - La vetrina invisibile

Nel 1995 Mandarina Duck ripensa il modo stesso di presentare il prodotto. Il negozio non vuole essere solo una vetrina. Vuole diventare un racconto. Le immagini prendono il sopravvento, scorrono su pannelli mobili, si muovono come quinte di un palcoscenico. I prodotti restano appoggiati su mensole continue, sospesi in uno spazio dove luce, materiali e immagini costruiscono l’esperienza.

È un’idea molto avanzata per il tempo: lo store non come semplice luogo di vendita, ma come ambiente narrativo. Il prodotto non viene solo esposto. Viene inserito in una storia.

Mandarina Duck anticipa così un’idea oggi centrale nel retail: il negozio come spazio immersivo, culturale, esperienziale.

1995- Mood. Le borse iniziano a volare

Con la campagna Mood, Mandarina Duck trasporta il pubblico in un mondo sospeso. Le borse appaiono in paesaggi inattesi: cieli scarlatti, fondali marini, campi di grano. Non sono semplicemente fotografate. Fluttuano, viaggiano, occupano spazi reali e immaginari.

Il colore diventa veicolo di evasione. Il prodotto diventa presenza poetica. La comunicazione si allontana dal linguaggio descrittivo e costruisce un universo visivo riconoscibile, capace di far sognare senza perdere concretezza.

Mood racconta perfettamente il modo in cui Mandarina Duck interpreta il viaggio: non solo come spostamento fisico, ma comeapertura mentale.

1998 - Anno 2037. Il futuro, immaginato con ironia

Alla fine degli anni Novanta, Mandarina Duck guarda avanti e costruisce una delle sue campagne più visionarie: Anno 2037.

Il futuro raccontato dal brand non è apocalittico, freddo o dominato dalla tecnologia. È un futuro umano, sorprendente, a tratti paradossale, in cui cambiano le regole della società, della politica, dello sport, del viaggio e delle relazioni. Una donna di colore diventa Presidente degli Stati Uniti, a Nairobi si giocano i play-off di hockey
su ghiaccio, a Baghdad una famiglia si riunisce per mangiare hamburger, mentre aeroporti, istituzioni e abitudini quotidiane vengono immaginati attraverso scenari inattesi.

Con questa campagna, Mandarina Duck usa il futuro per parlare del presente. Lo fa con il suo tono più riconoscibile: ironico, intelligente, visionario, ma mai distante dalla realtà.
Il mondo cambia, le persone cambiano, i modi di vivere e viaggiare cambiano. E gli oggetti Mandarina Duck restano compagni di questo movimento: funzionali, durevoli, adattabili, pensati per attraversare il tempo senza perdere attualità. 

Anno 2037 racconta perfettamente una delle intuizioni più forti del brand: il viaggio non è solo nello spazio, ma anche nel tempo, nelle idee e nei cambiamenti culturali.

2000 - Search for Art & Mandarina DuckAward

Nel 2000 Mandarina Duck amplia il proprio orizzonte ed entra nel territorio dell’arte contemporanea con Search for Art e il Mandarina Duck Award.

Il progetto prende vita nell’area Bovisa di Milano, trasformando spazi industriali dismessi in un luogo temporaneo dedicato alla ricerca artistica. Giovani artisti, curatori internazionali, fotografia, installazioni, video e nuovi linguaggi visivi si incontrano in un concorso che porta il brand oltre il perimetro della comunicazione commerciale.

Il senso del progetto è perfettamente coerente con il DNA Mandarina Duck: rigenerare spazi, attivare visioni, costruire connessioni tra oggetti, immagini, città e futuro. La stampa dell’epoca racconta l’iniziativa con un invito che sembra quasi un manifesto del brand: “Siate visionari, ironici e banali.”

Con Search for Art, Mandarina Duck non si limita a sostenere la cultura. La trasforma in un’estensione naturale della propria identità: movimento, visione, ironia e sperimentazione. Il viaggio non è più soltanto fisico, ma diventa anche culturale, creativo e mentale.

2000 - Paris Flagship: il negozio come installazione

All’inizio degli anni Duemila, Mandarina Duck porta la propria idea di retail sperimentale anche a Parigi.

Il flagship store progettato con Droog e NL Architects rompe la logica classica dell’allestimento uniforme. Il negozio diventa un percorso fatto di tunnel, cocoon, display sorprendenti, scale e superfici che modificano il rapporto tra prodotto e visitatore.

Ancora una volta, Mandarina Duck tratta il retail come un linguaggio. Il prodotto non viene semplicemente esposto, ma inserito in una scenografia che stimola curiosità e desiderio.

Il negozio diventa parte del viaggio.

2001 - Murano Bag: la tecnologia incontrala poesia

Con Murano Bag, progettata da Marcel Wanders, Mandarina Duck sperimenta un prodotto radicale e poetico.

La collezione si ispira alla soffiatura del vetro di Murano e utilizza una tecnologia innovativa: materiali stratificati, calore, pressione, aria. La borsa prende forma come se fosse soffiata, trasformando un processo tecnico in un gesto quasi artigianale.

Murano Bag racconta perfettamente il modo in cui Mandarina Duck interpreta l’innovazione: non come freddo esercizio tecnico, ma come invenzione sensibile, visiva, narrativa.

È design industriale, ma con un’anima emotiva.

2002–2004 L’ecosistema lifestyle: eyewear, orologi e MINI

Nei primi anni Duemila Mandarina Duck amplia il proprio raggio d’azione e si muove sempre più come marchio lifestyle. Le fonti online confermano accordi nel mondo dell’eyewear con Visibilia e risultati rilevanti nella produzione di orologi con Seiko.

Nel 2004 il brand entra anche nell’universo MINI con un set di borse sviluppato per la MINI Collection 2004/2005. Il progetto comprende trolley, travel bag, porta-PC e backpack, pensati per integrarsi perfettamente nello spirito della MINI Cabrio.

Mandarina Duck non si limita a produrre accessori, ma dialoga con altri oggetti iconici della mobilità contemporanea. Auto, borse, occhiali, orologi: tutto diventa parte di un’unica idea di stile dinamico.

2004 - Mandaring: il retail modulare

Nel 2004, Mandarina Duck ha sviluppato un nuovo concept di retail chiamato Mandaring.

Il progetto si basava su elementi modulari gialli, anelli laminati che avvolgevano gli interni del negozio, creando un'immagine riconoscibile, flessibile e contemporanea. Anche in questo caso, il colore non è decorazione. È identità, orientamento e memoria visiva.
Il giallo Mandarina Duck diventa architettura.

2006 - Sony VAIO: la tecnologia trova unanuova borsa

Nel 2006 Mandarina Duck firma una collaborazione con Sony VAIO Europe per una collezione di borse porta-computer. È uno dei capitoli più interessanti da recuperare perché collega il brand al tema della mobilità digitale, in un momento in cui il laptop stava diventando uno strumento quotidiano e personale.

La collezione nasce per trasformare la classica borsa da computer in un accessorio più contemporaneo: nylon, pelle, dettagli funzionali, tasche interne per documenti e cancelleria, spazio per notebook e un’estetica coerente con il mondo VAIO.

È un passaggio molto attuale anche oggi: racconta Mandarina Duck come brand capace di leggere in anticipo le nuove abitudini del lavoro mobile. Prima ancora che “urban commuting” diventasse un linguaggio comune, il brand aveva già intercettato il bisogno di portare tecnologia, documenti e oggetti personali in un’unica
soluzione funzionale e riconoscibile.

2006–2007 Y’s Mandarina: l’incontro con Yohji Yamamoto

Nel 2006 Mandarina Duck firma una collaborazione internazionale con Yohji Yamamoto: nasce Y’s Mandarina.

È un passaggio importante perché porta il marchio dentro un dialogo diretto con la moda giapponese e con una delle figure più autorevoli del design contemporaneo.

La collaborazione unisce il know-how Mandarina Duck nel mondo delle borse, del viaggio e degli accessori con il linguaggio essenziale, concettuale e sofisticato di Yamamoto.

Le linee presentate lavorano su modelli in bilico tra accessorio e capo d’abbigliamento, tra funzione e silhouette, tra viaggio e moda. È uno dei momenti più forti nella proiezione internazionale del brand: Mandarina Duck non è più solo marchio italiano di borse e valigeria, ma piattaforma di contaminazione tra design, fashion e cultura globale.

2007 - Il telefono Alcatel Mandarina Duck

Nel 2007 Mandarina Duck entra anche nel mondo della telefonia mobile con un telefono Alcatel co-branded. In un periodo in cui moda e tecnologia cominciano a contaminarsi con grande forza, il progetto porta il segno Mandarina Duck su un oggetto personale, quotidiano e sempre in movimento.

Il telefono viene raccontato come un fashion handset, lanciato in colori vivaci e pensato per differenziarsi non soltanto per funzionalità, ma per stile. È un episodio che oggi appare quasi pop, ma molto significativo: conferma la capacità del brand di attraversare categorie diverse mantenendo una forte identità visiva.

Mandarina Duck interpreta la tecnologia come accessorio e l’accessorio come espressione personale.

2007–2008 - Asia, nuovi mercati e retailinternazionale

La dimensione internazionale del brand si rafforza negli anni Duemila. Le fonti online indicano una rete già ampia di negozi monomarca e un’espansione in mercati extraeuropei, con aperture e distribuzione in Australia, Corea, Cile, Venezuela, Canada, Turchia e un piano di crescita che include Sydney e Ankara.

Nel 2008 viene segnalato anche l’avvio del percorso di ingresso nel mercato indiano con un primo monobrand store a Nuova Delhi, mentre fonti giapponesi raccontano l’apertura nel 2007 del primo punto vendita dedicato alla linea apparel femminile Mandarina Duck in Giappone, nell’area di Ebisu.

2008 - Il flagship di Londra firmato Marcel Wanders

Nel 2008 Mandarina Duck affida a Marcel Wanders il progetto del flagship store di Londra. Il risultato è uno spazio retail teatrale e visionario, ancorato al racconto di Gulliver: una figura gialla alta sette metri collega i due piani dello store, accompagnata da una parete specchiante “respirante” e da decine di manichini animati.

È uno dei momenti più iconici della retail history del brand. Il negozio diventa una creatura viva, un ambiente che respira, un’esperienza immersiva capace di umanizzare il prodotto e trasformare l’atto di acquisto in racconto.

Il progetto è citato anche nella letteratura sul retail design come esempio di interior capace di colpire l’immaginazione del cliente

2011 - Un nuovo ponte tra Europa e Asia

Nel 2011 Mandarina Duck entra in una nuova fase con l’acquisizione da parte del gruppo coreano E-Land.

Questo passaggio apre un nuovo capitolo internazionale: da un lato il brand conserva il proprio patrimonio italiano, dall’altro si collega a una piattaforma asiatica con forte esperienza retail e distributiva.

È un momento di trasformazione: Mandarina Duck diventa ancora di più un marchio ponte tra Europa e Asia, tra heritage italiano e nuovi mercati globali.

2012 - Bologna Flagship: tornare alleradici

Nel 2012 Mandarina Duck torna simbolicamente alle proprie radici con il flagship store di Bologna, vicino a Piazza Galvani.

Il progetto, curato da Atelier Mendini, valorizza i codici che hanno definito il brand nei suoi primi 35 anni: colore, modernità, funzionalità e gioia. Dopo anni di espansione internazionale, Bologna torna a essere il luogo in cui il brand riafferma la propria origine.
Non come nostalgia, ma come base identitaria da cui continuare a muoversi.

2013 – Logoduck+

In un mondo di valige dalle forme rigorose e dalla palette colori formale Mandarina Duck si impone nel 2013 con LOGODUCK una linea in policarbonato dedicata al viaggio, dalle forme morbide ed
arrotondate ed un volume compatto. Leit motiv è il colore in tutte le sue sfumature ad indicare un nuovo modo di viaggiare più fluido e informale.

Nel 2018 un leggero revamp ridefinisce alcuni tratti della valigia dalle linee gentili che si trasforma nell’attuale LOGODUCK+.

Nel periodo post-pandemico il modo di viaggiare dei consumatori si è evoluto: la trasformazione digitale, l’esperienza di acquisto customizzata, la sostenibilità e l’adattamento ai nuovi modelli di viaggio sono i fattori chiave. Mandarina Duck vuole offrire
con i suoi prodotti esperienze di viaggio autentiche e genuine allontanandosi dalle abitudini turistiche tradizionali e abbracciando un’esperienza di viaggio funzionale, confortevole e leggera.

2015 - Olimpia Zagnoli: il colore diventalinguaggio

Nel 2015 Mandarina Duck collabora con Olimpia Zagnoli, una delle illustratrici italiane più riconoscibili a livello internazionale. Il suo linguaggio, fatto di forme sintetiche, colori pieni e ironia grafica, incontra in modo naturale l’identità del brand.

Le fonti online raccontano una collaborazione sviluppata su LogoDuck e Revival: volti, pattern, colore e illusione ottica trasformano la superficie della borsa e della valigeria in un campo narrativo.

È un passaggio importante perché conferma una vocazione già presente nella storia Mandarina Duck: il prodotto può diventare supporto visivo, superficie artistica, oggetto funzionale e insieme espressivo. La borsa non è decorata: viene reinterpretata come tela.

2016 — Utility Regeneration: rigenerareun’icona

Quasi quarant’anni dopo il debutto di Utility, Mandarina Duck torna alla sua prima icona con un progetto che non guarda al passato con nostalgia, ma lo riattiva in chiave contemporanea.

Nel 2016, in occasione di Pitti Uomo 90, nasce Utility Regeneration Project: cinque nuove versioni unisex dell’iconico zaino Utility, reinterpretate attraverso materiali, colori e dettagli aggiornati. La direzione creativa è affidata a Denis Frison, che rilegge Utility come un oggetto ageless, capace di parlare a una nuova generazione di
viaggiatori urbani.

Il progetto diventa presto anche racconto editoriale e digitale. Da giugno a ottobre, otto influencer portano gli zaini in otto destinazioni, tra Pitti Uomo, fashion week ed eventi internazionali, trasformando il viaggio in diario, contenuto e community. Vogue Italia accompagna il ritorno dello zaino con uno scouting social dedicato, invitando gli Instagrammer a interpretare il lato più contemporaneo e glam del
viaggio.

Nello stesso anno, Utility arriva anche da 10 Corso Como, con un evento realizzato con la direzione artistica di Vogue Italia e una limited edition dello zaino Utility “Original” dedicata al celebre
concept store milanese.

Con Utility Regeneration, Mandarina Duck dimostra che l’archivio non è mai fermo: può diventare materia viva, attraversata da moda, editoria, social media e cultura urbana. Utility non è più solo un’icona del passato. È movimento contemporaneo.

2018 - Popsicle

“Cosa nascondono le valigie?”

Con POPSICLE, Mandarina Duck decide di mostrarlo. La scocca rigida completamente trasparente rivela l’interno del prodotto: moduli
morbidi, colorati e dalle forme diverse diventano parte stessa del design, trasformando ciò che normalmente rimane nascosto in un elemento visivo. Un approccio inaspettato che reinterpreta il viaggio attraverso trasparenza, colore e libertà di organizzazione.

2019 - Imaginary Journey: Emiliano Ponzi eMauro Seresini

Nel 2019 Mandarina Duck torna a lavorare sul rapporto tra viaggio, illustrazione e retail con Imaginary Journey, capsule collection firmata da Emiliano Ponzi per la primavera-estate 2019.

Il progetto prende vita nel flagship store di Via Fiori Chiari a Milano durante il Fuorisalone: l’illustratore presenta la capsule, mentre l’immaginario del viaggio viene tradotto anche in una scultura di Mauro Seresini, paper designer
capace di trasformare la carta in oggetti scenografici e poetici.

La forza del progetto sta nella contaminazione: prodotto, illustrazione, installazione e spazio retail diventano parti dello stesso racconto. Il viaggio non è solo ciò che il prodotto permette di fare, ma ciò che il brand permette di immaginare.

2022 - 45 anni: l’archivio torna a muoversi

Nel 2022 Mandarina Duck celebra i suoi 45 anni tornando al proprio archivio, non come esercizio nostalgico, ma come occasione per riaffermare ciò che ha reso il brand riconoscibile fin dall’inizio: colore, funzione, leggerezza, ironia e capacità di evolvere.

Per l’anniversario, il marchio rende omaggio alla propria storia con una capsule dedicata allo zaino, uno degli oggetti più vicini al DNA Mandarina Duck. Un prodotto semplice, quotidiano, trasversale, capace di parlare al viaggio, al tempo libero e alla mobilità urbana.

Il messaggio è chiaro: l’heritage Mandarina Duck non è un archivio fermo. È una materia viva, pronta a essere riletta, indossata e portata dentro nuovi stili di vita.

2024 - Mandarina Duck Gallery: l’archiviodiventa esperienza

Nel 2024 il progetto Mandarina Duck Gallery riporta l’archivio al centro dello spazio retail. A Verona, in Via Mazzini, il brand inaugura un percorso che mette in dialogo prodotti storici, campagne iconiche e nuove collezioni.

Il negozio non è solo un luogo di vendita, ma diventa un dispositivo narrativo: prodotti, immagini, materiali d’archivio e installazioni costruiscono un ponte tra passato e presente.

È un passaggio importante nel racconto heritage del brand. Mandarina Duck non espone semplicemente la propria memoria: la mette in scena. Il retail diventa esperienza, archivio accessibile, racconto fisico. Un luogo in cui il pubblico può attraversare il linguaggio del brand, riconoscere le sue icone e ritrovare quella libertà creativa che lo accompagna dal 1977.

La stessa logica si ritrova anche nel Mandarina Duck Gallery Project presentato a Berlino, dove la nuova linea ECO COATED viene raccontata insieme alla storia del brand. Un progetto che conferma la capacità di Mandarina Duck di usare lo spazio come racconto: non solo prodotto, ma identità, memoria e visione contemporanea.

2024–2026 - ECODUCK™: innovare con responsabilità

Quante bottiglie servono per creare una borsa?

Negli ultimi anni Mandarina Duck porta la propria ricerca sui materiali dentro una nuova generazione di prodotti pensati per il movimento quotidiano. Con ECODUCK™ il brand struttura un percorso più consapevole, fatto di tessuti riciclati, soluzioni funzionali e collezioni capaci di unire responsabilità, resistenza e leggerezza.

Linee come ECO COATED e Revival 2.0 aggiornano alcuni dei codici storici del marchio: colore, praticità, multifunzionalità, leggerezza e sperimentazione sui materiali.
Quello che negli anni Settanta era una rottura rispetto alla pelletteria
tradizionale, oggi diventa ricerca responsabile per un consumatore più attento, urbano e sempre in movimento.

Accanto a questa direzione, collezioni come Smart Duck riportano al centro un altro tema profondamente Mandarina Duck: la funzione. Organizzazione interna, accessibilità, praticità e design tecnico interpretano la mobilità contemporanea, tra commuting, viaggio breve e nuovi ritmi quotidiani.

2025 — VAIA: il design come strumento dicambiamento

Nel 2025 Mandarina Duck incontra VAIA in un progetto che porta la sostenibilità dentro un racconto più ampio di natura, design e responsabilità.

La collaborazione, avviata durante la Milano Design Week e proseguita nella Foresta degli Innovatori nelle Dolomiti, mette al centro una visione condivisa: la creatività può diventare uno strumento di cambiamento positivo.

ECO COATED diventa il prodotto simbolo di questa direzione, perché traduce in forma concreta il legame fra design, materiali riciclati e nuova consapevolezza ambientale.

Per Mandarina Duck è un’evoluzione naturale. Il brand che ha sempre sperimentato materiali e funzioni continua a farlo, ma con uno sguardo più contemporaneo: non solo innovare per sorprendere, ma innovare per generare valore.



2025/26 — Sandokan: il viaggio torna avventura

Con il progetto "Mandarina Duck x Sandokan", il viaggio torna a essere racconto, immaginario, avventura.

La capsule dedicata all’eroe di Salgari nasce in occasione della nuova serie prodotta da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction e reinterpreta LOGODUCK+ attraverso grafiche ispirate alla tigre, alla giungla, all’oceano e ai personaggi della storia.

Il trolley diventa così un visual passport: non solo un oggetto funzionale, ma un supporto narrativo capace di portare con sé un universo.

È una collaborazione perfettamente coerente con la storia di Mandarina Duck. Fin dagli anni Ottanta, il brand ha raccontato il viaggio come scoperta, gioco, libertà e imprevisto.
Sandokan riattiva quello stesso spirito in chiave contemporanea, unendo cultura pop, televisione, licensing e prodotto.

Oggi - Always on the move

Nel frattempo, sono cambiate le città, il lavoro, il modo di viaggiare e perfino il significato stesso della mobilità quotidiana.

Mandarina Duck continua a muoversi tra archivio e futuro, tra retail ed esperienza, tra sostenibilità e immaginario. Il prodotto diventa contenuto, il contenuto diventa community, la community diventa racconto.

Dalla prima Utility alle nuove collezioni responsabili, dalle campagne visionarie agli spazi retail narrativi, dalle collaborazioni culturali ai nuovi linguaggi digitali, una cosa è rimasta coerente dal 1977 a oggi: la volontà di creare oggetti capaci di adattarsi al cambiamento, interpretando il proprio tempo con funzionalità, leggerezza e libertà.

Perché il movimento è sempre stato parte del DNA Mandarina Duck, non solo come destinazione ma come modo di guardare il mondo.